La gestione disastrosa della la pratica dei vaccini per il  Sars-Cov-2 da parte della Commissione Europea, ha dato ulteriore risalto alla crisi delle istituzioni europee, a cui si cerca di intervenire con una serie di azioni e provvedimenti ,di carattere settoriale, che non modificano la struttura di fondo del governo dell’Unione, dei trattati e delle istituzione.

La gestione dei vaccini per il Sars-Cov-2 rappresenta la partita sanitaria, sociale, economica più importante per qualsiasi autorità di governo; la commissione europea ha dato il peggio di sé nella gestione di questa partita, nella trattativa con Big Pharma. Non si tratta di un piccolo inciampo, la conseguenza immediata è stata un crollo nella credibilità delle istituzioni europee.

Con l’istituzione del Next Generation EU (NGEU) sembrava che l’Unione avesse preso in mano le sorti del continente di fronte al crollo delle economie nazionali indotto dalla pandemia, in realtà per le modalità ed i tempi di attuazione non ha ancora sortito gli effetti sperati; non solo, l’intervento è ben poca cosa se messo a confronto con la dimensione degli interventi decisi dall’amministrazione Biden1,  ciò accade nel contesto  di un ventaglio di interventi2 che prevede anche un investimento da 3.000 miliardi di dollari per il rinnovo delle infrastrutture, dopo aver avviato con successo la campagna di vaccinazione.

Le politiche della commissione non cambiano la sostanza delle strategie perseguite sino ad oggi, esse non intervengono sulla esplosione della condizione di povertà, sull’incremento delle diseguaglianze che già caratterizzavano il panorama sociale dell’Unione. La sospensione dei vincoli di bilancio sulla spesa pubblica degli stati, è appunto una sospensione, quando è lampante la necessità di disfarsene; il problema purtroppo non è semplicemente quello di passare un colpo di spugna, ma di cambiare l’architettura complessiva dell’Unione, arrivando ad un situazione di crisi senza ritorno che la pandemia ha fatto precipitare, lasciando il complesso delle istituzioni europee, la formazione sociale europea in una fase di transizione, di sospensione come nel cuore dell’uragano. In realtà nella crisi il protagonista principale ancora una volta è stata la BCE, come già era accaduto nella crisi del 2008-2011, che ha garantito la liquidità del sistema finanziario ed ha tenuto bassi i tassi di interesse. Tuttavia la politica monetaria garantisce la tenuta del sistema finanziario, ma non interviene certo nelle politiche sociali e nei processi di ristrutturazione dei sistemi produttivi, non induce una rivoluzione dall’alto come invece fanno le politiche restrittive e di innalzamento dei costo della moneta, come fu -tra il 1979 e il 1981- con l’innalzamento repentino dei tassi sul dollaro e sui titoli di stato USA decretato dalla  governatore della FED Volcker3.

L’architettura europea -l’Europa reale, come è stata definita- è quella che esce da un trentennio di politiche neo-liberiste sempre più aggressive nei confronti del ‘modello sociale’ europeo che pur con tutti i suoi limiti era stato costruito nei ‘ trenta gloriosi’ del secondo dopo guerra. È questo il contesto in cui dobbiamo leggere le iniziative, le dichiarazioni, i provvedimenti che si muovono sugli assi strategici della questione sociale, delle transizioni ecologica e digitale, della sanità. Anticipiamo subito un giudizio secondo il quale si tratta di interventi largamente insufficienti, che per un verso non cambiano l’architettura generale, nonostante il tentativo di intervenire nella competizione globale per migliorare la posizione dell’Europa nei confronti di Cina e Stati Uniti, sul piano dello sviluppo tecnologico sostenuto dal digitale e della limitazione delle emissioni climalteranti.

Del cosiddetto pilastro sociale ha già scritto sulle nostre pagine Paola Boffo4 sull’incontro trilaterale di preparazione al vertice sociale a Porto il 7 maggio 2021, un incontro ricco di auspici che si possono leggere nelle conclusioni5 in particolare nelle parole del segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES) Luca Visentini: c’è la consapevolezza del carattere sistemico della crisi che intreccia le diverse dimensioni, sociale, economica, tecnologica e  climatica, tuttavia non c’è alcun riferimento alle contraddizione fondamentale tra  l’architettura europea, i caratteri della transizione in corso nell’economia mondo, rispetto alla necessità di quella che più che di una transizione  dovrebbe essere una vera e propria rivoluzione.

Sulla ‘transizione ecologica’ verso un modello di economia circolare può valere come esempio quanto ha scritto Riccardo Rifici nel suo articolo  sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento sulle materie prime critiche (COM(2020) 474), del 3/9/2020 6 “La Comunicazione della Commissione propone di intervenire con 10 azioni (vedi box più sotto), alcune delle quali condivisibili ed altre meno. Infatti mentre per alcune azioni vi è un richiamo alle questioni etiche e sociali, l’impegno a lavorare sulla ricerca e formazione e l’impegno applicare un modello di economia circolare che punta al recupero e riciclo di materiali, la maggior parte delle indicazioni riguarda l’impegno a trovare e attivare nuove miniere”.

Sul nuovo Programma UE per la salute (EU4Health) 2021-2027, l’articolo pubblicato in questo numero della rivista di Loretta Mussi “Programma UE per la salute. Perché non va” di cui possiamo citare, la mancata analisi delle origini della pandemia nella crisi dei sistemi ecologico ed il concorrere nell’aggravamento della salute delle popolazioni le condizioni ambientali, di inquinamento delle matrici ambientali. “Col risultato che, aumentando ed agendo tra loro in sinergia, malattie croniche/non trasmissibili e pandemie acute/infettive/trasmissibili producano rischi ed effetti ancora più devastanti di quanto stiamo vedendo”.

Ci interessa citare il giudizio secondo cui “La creazione di strumenti di preparazione e resilienza alle patologie trasmissibili, anche transfrontaliere, l’innovazione tecnologica, la produzione di farmaci e vaccini efficaci, la digitalizzazione e la connessione tra i sistemi, l’accesso all’assistenza sanitaria e ai medicinali/vaccini/dispositivi medici a prezzi accessibili per tutti, sono necessari ma non bastano perché non affrontano alla radice il problema.  E non basta nemmeno la prevenzione secondaria, che si ferma all’adozione di comportanti non a rischio, all’educazione alla salute e alla diagnosi precoce”

D’altra parte un programma comunque articolato su un ampio ventaglio di azioni dispone un finanziamento del tutto insufficiente che viene poi disperso su una pluralità di soggetti, secondo la logica che già conosciamo dei finanziamenti europei, saltando a piè pari gli stati e quindi la possibilità di un coordinamento pubblico delle politiche sanitarie.

Della transizione digitale abbiamo ampiamente parlato con particolare riferimento al documento trasmesso dalla commissione al parlamento il Digital Services Act (DSA)7 ed il Digital Market Act (DMA)8che dovrebbero regolare il mercato dei servizi digitali; ne abbiamo rilevato i limiti rispetto alla possibilità dell’Europa di limitare il potere dei cosiddetti Gatekeepers  che controllano l’accesso e l’uso dei servizi digitali e di promuovere uno sviluppo autonomo di media sociali digitali europei. Il nodo ovviamente è quello della promozione di un intervento pubblico che parta dalla qualificazione della conoscenza, delle relazioni sociali digitali, dell’accesso alla rete, come beni comuni.

Della svolta digitale dell’Europa abbiamo trattato in diversi articoli, uno in particolare  “L’Europa digitale nell’epoca dell’incertezza” 9, dove l‘uso delle tecnologie digitali è vito nel cotesto europeo ed in quello globale caratterizzato da una condizione di transazione aperta ad una molteplicità di esiti ben diversi tra loro.

Le tecnologie digitali sono un fattore pervasivo, necessario abilitante per ogni filiera di innovazione tecnologica per ogni tipologia di organizzazione ed infatti sono sempre citate per qualunque intervento su qualsiasi dimensione delle formazioni sociali.

Per supportare il processo complessivo di innovazione tecnologica è stato attivato Lo European Innovation Council10 (EIC) è istituito nel contesto del programma Horizon Europe con un budget si 10 miliardi di euro, per il periodo 2021-2027. “Ha lo scopo di individuare e promuovere lo sviluppo di innovazioni fondamentali e tecnologie capaci di modificare radicalmente il contesto in cui operano. L’obiettivo quindi è quello di sostenere il processo di innovazione individuandone i punti di svolta. Il supporto è rivolto a tutti soggetti dell’innovazione tecnologica, dalle piccole e medie imprese, alle start-up ai centri di ricerca. L’obiettivo generale è quello di incrementare e migliorare la struttura dell’ecosistema della ricerca.”

Nei discorsi di ordine generale, di presentazione dei provvedimenti,  le diverse dimensioni ecologica, digitale-tecnologica, sociale e sanitaria sono strettamente connesse, in pratica si sconta la mancanza di una reale strategia unitaria, la settorializzazione delle politiche e la parcellizzazione degli interventi, che non modificano in modo sostanziale gli strumenti ed i modelli organizzativi sino ad ora utilizzati e rimandano, come abbiamo già sottolineato, alla struttura fondamentale dell’Unione.

Possiamo riassumete le diverse dimensioni delle politiche europee e dello stato dell’Unione che stiamo trattando, dal punto di vista dello stato di salute della democrazia, che come abbiamo avuto modo di condividere anche nell’ambito di Transform, Italia ed Europa, è in pessima condizione.

In proposito ecco pronta la Conferenza sul futuro dell’Europa11, che si presenta con u programma ambizioso quanto nebuloso. Il parlamento europeo ha proposto un punto di vista più articolato12. La conferenza dovrebbe essere un processo partecipativo, sulle possibilità cui è facile esprimere un giudizio, a fronte della complessità della formazione sociale europea e della sua estrema diversificazione sociale e politica sul piano nazionale e regionale. E’ il prodotto del Piano d’azione per la Democrazia Europea13.

Non siamo certo in presenza di un processo Ri-Costituente dell’Unione Europea, di qualsiasi forma possibile di unificazione politica del continente europeo.  Che di un processo costituente si debba ragionare se non si vuole semplicemente rinunciare ad un processo di unificazione politica del continente, non c’è il minimo dubbio; l’alternativa oggi per chi si dà questo obiettivo è tra una posizione secondo la quale se la struttura esistente debba crollare sotto il peso delle sue contraddizioni, considerandola ormai come un ostacolo alla realizzazione di una Europa -sinteticamente definita come solidale verso l’uomo e l’ambiente- e quella che lavora alla trasformazione dello stato di cose esistenti.

Di questo stiamo ragionando da tempo, il degrado dell’Europa reale, verso il quale i provvedimenti e le azioni esaminate costituiscono meri palliativi senza un carattere sistemico e realmente partecipato, siamo indubbiamente ad un punto di svolta: è necessario agire e ragionare per capire se esiste un insieme di forze sociali, culturali e politiche  in grado di agire, di produrre un programma di lungo periodo ed una azione capillarmente diffusa in tutti i paesi d’Europa, non rinviabile alle calende greche.

 

 

 

 

  1. https://www.ilsole24ore.com/art/usa-via-libera-definitivo-piano-anti-covid-1900-miliardi-dollari-ADu17PPBDei quasi duemila miliardi totali, circa 800 sono destinati a pagamenti rivolti alle famiglie americane. Anzitutto gli assegni una tantum da 1.400 dollari a persona – per complessivi 410 miliardi – che raggiungeranno chi ha redditi individuali fino a 75mila dollari e di coppia fino a 150mila dollari. A questi si aggiunge l’estensione a settembre di sussidi straordinari federali di disoccupazione per 300 dollari a settimana. Valgono 246 miliardi e si sommano a pagamenti statali per i senza lavoro. Scatta infine un rafforzamento al momento per un anno di crediti d’imposta per figli minorenni, trasformati a loro volta in assegni: mobiliterà 143 miliardi con l’effetto di ridurre drasticamente la povertà anzitutto tra giovanissimi e comunità di colore negli USA
  2. https://www.nytimes.com/live/2021/03/30/us/biden-news-today
  3. Inflation emerged as an economic and political challenge in the United States during the 1970s. The monetary policies of the Federal Reserve board, led by Volcker, were widely credited with curbing the rate of inflation and expectations that inflation would continue. US inflation, which peaked at 14.8 percent in March 1980, fell below 3 percent by 1983.[22][23] The Federal Reserve board led by Volcker raised the federal funds rate, which had averaged 11.2% in 1979, to a peak of 20% in June 1981. The prime rate rose to 21.5% in 1981 as well, which helped lead to the 1980–1982 recession,[24] in which the national unemployment rate rose to over 10%. Volcker’s Federal Reserve board elicited the strongest political attacks and most widespread protests in the history of the Federal Reserve (unlike any protests experienced since 1922), due to the effects of high interest rates on the construction, farming, and industrial sectors, culminating in indebted farmers driving their tractors onto C Street NW in Washington, D.C. and blockading the Eccles Building.[25]US monetary policy eased in 1982, helping lead to a resumption of economic growth.
  4. https://transform-italia.it/verso-il-vertice-sociale-a-porto-e-lattuazione-del-pilastro-europeo-dei-diritti-sociali/
  5. https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2021/03/24/main-messages-from-the-tripartite-social-summit-24-march-2021/
  6. https://transform-italia.it/la-cattiva-coscienza-europea-tra-crescita-e-sostenibilita/
  7. https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-services-act-ensuring-safe-and-accountable-online-environment_en
  8. https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/digital-markets-act-ensuring-fair-and-open-digital-markets_en  
  9. https://transform-italia.it/leuropa-digitale-nellepoca-dellincertezza/
  10. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_21_1185
  11. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_1065
  12. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0010_EN.html
  13. https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/new-push-european-democracy/european-democracy-action-plan_it

L’articolo Il groviglio europeo proviene da Transform! Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Menu