Un moderato social liberale come Biden, da sempre alla destra del Partito Democratico, qualche settimana fa ha annunciato il più ambizioso piano di investimenti economici e sociali della storia degli Usa dal New Deal ad oggi. Per alcuni, forse con troppo ottimismo, l’intervento preannuncia un cambio di paradigma economico destinato a seppellire il neoliberismo rimettendo al centro l’intervento statale e la tassazione progressiva perché, come affermato da Biden nel congresso, la teoria dello “sgocciolamento” della ricchezza dall’alto verso il basso si è dimostrata una bugia. La cosa più interessante, però, mi sembra possa essere il fatto che Biden non è diventato improvvisamente un rivoluzionario ma ha compreso come il realismo politico oggi coincida con un paradigma diverso da quello neoliberista. Proprio il fatto che gli Usa abbiano capito che per rispondere efficacemente alla crisi interna e alla propria decadenza internazionale debbano mettere al centro l’intervento diretto dello stato in economia, nonostante lo facciano in una logica di aggressività internazionale, evidenzia l’inadeguatezza dei vecchi paradigmi. Una lezione che la vecchia Europa, stretta nelle maglie dell’Ue, fatica a capire. Qualcuno si riterrà sorpreso da quest’affermazione pensando alla svolta della Bce e ai fondi europei che dovrebbero promuovere una radicale transizione economica, sociale e ecologica. Purtroppo in Europa la distanza tra la realtà e la rappresentazione delle azioni dell’Unione Europea è sempre enorme. Intanto la possibilità di un indebitamento ancora più audace da parte degli stati viene frustrata dall’incertezza su quanto durerà la sospensione dell’austerità e l’acquisto massiccio dei titoli di stato da parte della Bce. Dall’altra parte, se confrontiamo la mole di risorse mobilitate per il programma next generation rispetto al piano economico degli Usa, oppure alle risorse mobilitate dalla Cina e perfino dal Giappone, ci rendiamo facilmente conto dell’insufficienza delle risorse europee. Inoltre, l’architettura del next generation configura un intervento che non muterà sostanzialmente le asimmetrie territoriali e sociali europee.

Si è parlato tanto della vittoria di Isabel Ayuso e della destra nella comunità di Madrid. Si è detto molto delle peculiarità di quella regione caratterizzata da un’egemonia politica di lungo corso del centrodestra (22 elezioni vinto su 25 negli ultimi 20 anni) e di un Pp neocon che mette al centro la libertà di mercato e l’individualismo competitivo, senza però rinunciare ad un intervento attivo dello stato per saldare un blocco storico conservatore e liberista. La destra spagnola, ovviamente, ha tutto l’interesse nell’amplificare la portata di una vittoria straordinaria che non è meccanicamente traslabile a livello nazionale. Tuttavia, la vittoria del PP di Madrid con la sua gestione tragica della pandemia e un discorso radicalmente incentrato sulla libertà impongono un surplus di riflessione. Perché un governo caratterizzatosi da una gestione così disastrosa della pandemia (in termini di scandali, di morti e contagiati) duplica il suo consenso e stravince le elezioni? Ci tocca tornare al momento Biden e ai limiti della sinistra europea per trovare un’ulteriore spiegazione. La frattura sociale della pandemia risulta già una ferita politica centrale, dagli effetti politici ambivalenti e contraddittori. La società si è scoperta più fragile, molti sono stati colpiti del peso enorme di lutti e perdite improvvise, il mondo del lavoro è divenuto ancora più insicuro e diseguale. Dinanzi a questa situazione servono misure straordinarie per garantire sicurezza, conciliando salute ed economia. Perché, è bene ricordarlo, quando chiediamo di privilegiare la salute rispetto alla pandemia ci stiamo dimenticando che senza economia, senza lavoro e servizi, molti sono condannati a non avere salute. Queste dicotomia è artificiale solo se si superano le politiche neoliberiste, che limitano un intervento economico statale più incisivo e sufficientemente poderoso da permettere di conciliare salute ed economia. Il governo spagnolo progressista ha varato una serie di misure sociali denominate “scudo sociale” con la funzione di proteggere le fasce più deboli. Quanto è arrivato di questo nei quartieri più poveri? Poco, troppo poco. Il Psoe ha impedito una legge di regolazione del prezzo degli affitti nonostante fosse nel programma di governo, ha imposto procedure lente e difficili per ottenere il reddito di cittadinanza e i tanti/e lavoratori/trici della ristorazione, dinanzi all’assenza di risorse, hanno preferito la libertà di Ayuso che garantiva di poter tornare al lavoro. Semplicemente, senza un intervento statale straordinario, bel al di sopra di quello che abbiamo conosciuto fino ad ora, la proposta della destra incentrata su un concetto di libertà egoistico e individualista risulta la più adatta al clima di solitudine, sopravvivenza e competizione che si sta instaurando. E se i soldi dello stato non arrivano risulta razionale esigere di tornare al lavoro. La destra ha ben chiaro la partita e vuole uscire dalla pandemia rilanciando un’idea di libertà dai lacci della responsabilità sociale e dello stato, facendo leva sulla stanchezza sociale del distanziamento e offrendo un concetto di sicurezza basato sulla favola dell’individuo imprenditore e competitivo, centrata su una triade chiara: libertà, mercato e individuo.

Dall’altra parte, in tutta Europa, abbiamo una sinistra socialista che continua a governare con palliativi economici, che stigmatizza e moralizza gli atteggiamenti individuali ma è incapace di rilanciare un intervento statale straordinario che non finisca nelle tasche delle imprese. Manca una proposta di governo basata sulla valorizzazione di una cooperazione sociale comunitaria, sul rilancio di un’idea di sicurezza sociale che metta al centro il lavoro, il pubblico e la cura della società basata su una triade chiara: eguaglianza, stato e comunità. Una proposta realista, per questo radicale, proprio come quella di Biden. Pensare di attraversare questa frattura straordinaria con le vecchie ricette neoliberiste, solo un po’ più espansive, vuol dire costruire le condizioni strutturali per l’efficacia della destra. Se non è possibile incidere politicamente sulle condizioni materiali della popolazione rimangono le guerre culturali e il rifugio identitario colorata di libertà edonista. Madrid potrebbe essere solo un incidente di percorso nel cammino verso un nuovo paradigma oppure l’antipasto di una nuova destra destinata a dare uno sbocco autoritario ed egoista alle cicatrici della pandemia.

L’articolo Tra Biden e Madrid proviene da Transform! Italia.

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